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La peccatrice perdonata (Lc 7, 36-50)
Gesù di fronte ai peccatori ha assunto un atteggiamento completamente diverso da quello dei principali gruppi, operanti nella Palestina del suo tempo: gli Esseni erano integralisti e non accettavano nei loro gruppi i peccatori pubblici; i monaci di Qumran escludevano dal loro monastero anche coloro che avevano difetti fisici;
i Farisei accettavano nel loro movimento solo gli osservanti della Legge, nella sua fitta casistica; Giovanni Battista accettava nel suo movimento battesimale anche i peccatori, ma soltanto dopo la penitenza, che si doveva esprimere anche nel battesimo al Giordano; Gesù introduce nel suo gruppo i peccatori, ancor prima della loro conversione come nel caso di Levi (Lc 5, 27-32) ed insegna che Dio dona il suo perdono prima ancora che glielo chiediamo (Lc 15, 11-32).
1. Una peccatrice audace
Una prostituta, quindi malvista in paese, probabilmente non sopportava più il peso di quella identità e fama umiliante.
Come le altre prostitute, normalmente faceva una vita molto appartata, in casa sua. Ma lei esce di casa; incomincia ad uscire dalla sua vita di sempre, perché è raggiunta da una notizia che la mobilita: “saputo che Gesù si trovava nella casa del fariseo, venne…” (v. 37) ed entra nella casa di un nemico (il fariseo), incurante del rischio di essere buttata fuori, maltrattata, umiliata, come minimo giudicata.
Il testo greco, per dire che la donna venne a conoscenza della presenza di Gesù nella casa del fariseo, usa il verbo epignousa che rivela una conoscenza profonda o almeno una intuizione profonda: certamente ella aveva sentito parlare di Gesù e della sua benevolenza verso i peccatori.
Giunta in casa del fariseo inizia una serie di “azioni-superamento” perché vanno oltre la cultura ed il costume del suo tempo; rompe la regola della convivenza sociale (non poteva entrare in una sala di convito, certamente fatta da soli uomini), infrange il muro emarginante dell’opinione pubblica.
Versa sui piedi di Gesù lacrime e nardo prezioso: il profumo del suo cuore pentito e quello dell’unguento prezioso: azioni che le aprono la strada della liberazione.
2. Un fariseo deluso
Un uomo che prega tre volte al giorno, digiuna due volte la settimana … ma tutto questo non lo aiuta ad uscire dalla sua gabbia: ci tiene più alla formalità che alla sostanza.
Però non tutti i farisei erano uguali: pare che Gesù abbia stima di questo fariseo; il fariseo, a sua volta, ha stima di Gesù, ma di fronte all’accaduto è rimasto deluso: pensava che Gesù fosse un profeta; ora per lui non lo è più; però continua a ritenerlo un Maestro (v. 40); poi il fariseo ha un pizzico di umiltà, non è orgoglioso come gli altri farisei, non si ritiene detentore della verità; infatti di fronte alla domanda di Gesù (v. 42), risponde con un “suppongo”. La gabbia delle sicurezze farisaiche, in lui, comincia a rompersi (v. 43).
3. Un Cristo misericordioso
La sua misericordia, mentre gli permette di fare nuova la vita della peccatrice, non gli impedisce di fare luce nel cuore del fariseo; e mettendo a confronto due identità, due umanità (quella della donna prostituta e quella di Simone, il fariseo), due umanità che possiamo riscontrare anche in noi, Gesù per tre volte dice: tu Simone non … ; lei invece sì … Il numero tre esprime perfezione, totalità: i due ritratti sono perfetti.
Simone, dice Gesù, tu conosci le regole dell’accoglienza, lei le mette in pratica. Tu mi hai accolto in casa tua con freddezza; lei mi ha accolto con calore dentro la sua vita.
Tu mi hai aperto la dispensa; lei mi ha aperto il cuore.
Tu hai giudicato lei e me; lei non ha giudicato nessuno.
Tu sei rimasto legato alla legge ed alle tradizioni del tuo paese; lei le ha audacemente infrante, ma ha spezzato anche la catena del peccato, che la teneva schiava.
Gesù ha riservato per la peccatrice una triplice benedizione:
a. “Ti sono perdonati i tuoi peccati”;
b. “La tua fede ti ha salvata”;
c. “Vai in pace”.
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