L’annuncio a Maria (Lc 1, 26-38)



1. Un quadro storico-geografico molto modesto (vv. 26-27)

I personaggi, Maria e Giuseppe, sono due giusti, appartenenti al resto d’Israele, costituito dai cosiddetti anawin, i curvati, i poveri, vissuti nella fedeltà all’Alleanza e nella speranza del compimento delle promesse di Dio.
Nazaret è un piccolo villaggio, mai ricordato nell’Antico Testamento, né in Giuseppe Flavio, né nel Talmud, tagliato fuori dalle grandi strade che collegavano l’Egitto con gli altri paesi del vicino Oriente.
E’ proprio a partire da questo ambiente che Dio comincia a dischiudere un orizzonte nuovo e vasto: nella storia della salvezza, normalmente, Dio è dalla “piccolezza” che fa uscire le cose grandi.

2. Un cammino di fede, sostenuto da un eccezionale catechista, Gabriele (vv. 28-38 a)

Il dialogo, contenuto in questi versetti, rivela in Gabriele la capacità didattica ed in Maria un progressivo cammino di fede.
Gabriele conduce Maria sui sentieri della Bibbia; infatti le parole che pronuncia trovano continui riscontri nel testi dell’Antico Testamento: il saluto “kaire” (rallegrati) è un invito alla gioia messianica, preannunciata dai Profeti (Sap 3, 14-15). L’espressione “il Signore è con te” si trova anche in Gen 28,15, rivolta a Giacobbe ed in Es 3,12, rivolta a Mosè. Nel presentarsi a Maria, l’Angelo inizialmente non ne pronuncia il nome; la chiama “piena di grazia” o più precisamente “tu che sei stata riempita di grazia”, sottinteso, da Dio: ella non è la sorgente della grazia; anch’ella è stata raggiunta dalla grazia, dall’amore gratuito di Dio.
La reazione di Maria si è espressa attraverso uno stato di turbamento, accompagnato dalla volontà di ricercare il significato del saluto (v. 29).
La ricerca personale fa parte del cammino di fede.
Al v. 30, Gabriele, nell’intento di aiutare Maria a superare l’iniziale turbamento, rompe la distanza chiamandola per nome, e le infonde coraggio con l’espressione “non temere”, che più volte ricorre nella Bibbia (cfr. Gen 15,1; Is 7,4; Ger 1,8).
L’annuncio contenuto nei vv. 31-33 avrà certamente condotto Maria a pensare ciò che Isaia ha detto al re Acaz (Is 7,14): non aver paura; non fare alleanza né con la lega antiassira, né con l’Assiria; resta saldo nella fede, perché il Signore è dalla tua parte; ecco il segno (v. 14). Il termine almah significa vergine o giovane donna (la moglie d’Acar), ma i LXX hanno preferito tradurre almah con il termine “vergine”; e la Bibbia dei LXX s’impose con particolare autorità nel mondo ebraico, tanto è vero che Mt 1,23 ha trovato qui l’annunzio profetico della concezione verginale del Cristo.
Alla legittima difficoltà che Maria esprime in Lc 1,34, l’angelo risponde con una frase che fa chiaramente allusione a Es 14, 19-20: è proprio sotto questa nube, segno della presenza di Dio sull’Israele nomade, che nacque il Popolo di Dio, l’Antico Israele; ed è ancora sotto questa ombra, nube, cioè sotto l’azione dello Spirito di Dio che nascerà il Nuovo Israele, cioè il Messia (v. 35).
La fede principiante di Maria ha bisogno di essere sostenuta; ed il sostegno le è dato nel concepimento di Giovanni Battista, nel grembo di una sterile Elisabetta (v. 36).
L’ultima battuta di Gabriele rimanda Maria a Gen 18, 1-15, soprattutto a Gen 18,14; con l’aiuto di Gabriele Maria ha percorso i sentieri dei Patriarchi, quelli dell’Esodo… Ora è pronta a dire il suo “si” a Dio, nella fede; in una fede nutrita dalla Parola di Dio. Ed è con la grazia dello Spirito e con la forza della sua fede che Maria concepisce il Cristo.
Sarà sempre con il dono dello Spirito e con la forza di una fede alimentata dalla Bibbia che qualcosa di nuovo potrà nascere nella nostra vita.

3. La discrezione di Dio

Il v. 38 b è la conclusione del brano, fatta di poche parole: “E l’angelo partì da lei”. Gabriele parte con la stessa discrezione con cui è arrivato. Il testo tanto all’inizio quanto alla fine, fa capire chiaramente che non si tratta di una apparizione, che è sfolgorata davanti agli occhi di Maria improvvisamente, come nel caso di Zaccaria (cfr Lc 1, 11-12), ma di una visita, insolita, discreta, pacata.
Dio, il più delle volte, entra nella vita degli uomini in maniera quasi impercettibile; sarà il nostro cuore a coglierne la visita.