I discepoli di Emmaus (Lc 24, 13-35)

Si tratta di un racconto di risurrezione, contrassegnato da tre momenti: l’avvicinamento anonimo del Risorto ai suoi; il riconoscimento; la reazione di gioia. Si avvertono nel racconto forti agganci con l’esperienza ecclesiale della comunità primitiva (l’annuncio evangelico – la liturgia).



1. I due discepoli di Emmaus (vv. 13-14)

Non appartengono agli undici; sono tuttavia due uomini super coltivati: hanno lasciato le loro famiglie e sono vissuti con Gesù e la comunità apostolica. Luca li presenta “itineranti” e lo fa, nel testo greco con una certa enfasi, per richiamare, in tal modo, la nostra attenzione sull’aspetto itinerante della Chiesa, popolo in cammino.
Per dire che dialogavano, discorrevano tra loro dei recenti avvenimenti pasquali, il testo greco usa i verbi “omileo” (conversare) e “suzeteo” (cercare insieme): cioè il loro stare insieme assume quasi il carattere di assemblea liturgica e di ricerca teologica.

2. Gesù si avvicina (vv. 15-19 a)

E cammina con loro, inizialmente stando in silenzio; in tal modo viene accettato dai due discepoli, perché notano in lui un uomo discreto, non impiccioso, non invadente.
Quando rompe il silenzio, lo fa ponendo una domanda, che non li sconvolge e non li blocca; anzi li aiuta ad aprirsi ed a tirare fuori il loro problema… Gesù adotta il metodo dello stimolo, della sollecitazione pedagogica.

3. Una catechesi mancata (vv. 19 b – 20)

I due discepoli annunciano la buona notizia; ma si fermano al venerdì santo, la morte di Gesù; poi tirano fuori tutta la loro delusione ed amarezza. Ci troviamo di fronte ad un tipico e frequente caso di catechesi incompleta. I fatti, che vengono ricordati, restano avvolti da un’atmosfera fallimentare. I due discepoli sono incapaci di aprirsi uno spiraglio di speranza…
E’ importante concludere le catechesi, le omelie, aprendo un orizzonte di speranza, anche quando i fatti della storia sembrano volerlo smentire.

4. Gesù catechista riuscito (vv. 25-27)

La sua catechesi si apre con un attacco (v. 25). “Siete stati poco intelligenti e lenti nel credere alla S. Scrittura”. Poi conduce i due discepoli sulle piste della Bibbia (Mosè, i Profeti…).
Certamente Gesù avrà utilizzato i carmi del servo sofferente di Jahwè (Is 42, 1-7; 49, 1-6; 50, 4-11; 52-13_ 53,12; Sal 2, 16, 110); e, facendo ermeneutica, cioè interpretando i testi sacri, ha dimostrato che ciò che era accaduto (la passione), “doveva accadere”, perché faceva parte del progetto misterioso di Dio.
Il Messia, avrà detto, non è stato fatto dagli uomini; perché essi si sarebbero costruiti un messia su misura. Il Messia è stato voluto da Dio come servo umile, misericordioso, destinato alla gloria.

5. La cena (vv. 28-32)

Era usuale, presso gli Ebrei accogliere, facendo anche un po’ di pressione nel rivolgere l’invito.
Qui si passa dalla Parola al Segno (la frazione del pane, segno di un’esistenza che si è fatta a pezzi per noi; segno di condivisione). Ed è proprio di fronte a questo segno, che i due discepoli, già riscaldati nel cuore dalla catechesi di Gesù, hanno riconosciuto il Signore Risorto.
Il Vangelo di Luca inizia con un segno di povertà, la mangiatoia (Lc 2,12) e si chiude con un segno di condivisione, la frazione del pane (Lc 24,30). Povertà, libertà dalla ricchezza e condivisione vanno sommamente d’accordo.