Gesù, Messia dello Spirito (Lc 4, 14-30)



1. Un contesto segnato dalla vittoria

Immediatamente prima dell’episodio, riportato da Lc 4, 14-30, il Vangelo presenta Gesù, che consacrato Messia dallo Spirito Santo al Giordano, dallo stesso Spirito viene sospinto nel deserto, dove incontra l’avversario, il diavolo, che tenta di condurre il Cristo alla scelta di un messianismo di ricchezza, di prestigio e di potere politico. Ma Gesù esce vittorioso da questo incontro.
Immediatamente dopo l’episodio di Nazareth, Gesù scende a Cafarnao, dove incontra lo stesso nemico del deserto, un nemico vinto ed umiliato, che non può fare a meno di riconoscere in Gesù “il santo di Dio” (Lc 4, 31-35). Gesù esperimenta un’altra vittoria, che tende ad espandersi infatti dietro ai mali, che Gesù guarisce; gli ebrei vedevano sempre l’azione di Satana.

2. Un testo marcato dalla sconfitta (Lc 4, 14-30)

Il ritorno di Gesù (v. 14) in Galilea è sostenuto dallo Spirito Santo: Gesù si rivela l’uomo, il Messia che si lascia condurre dallo Spirito; si manifesta il vero e perfetto Figlio di Dio. Figli di Dio sono coloro che si lasciano condurre dallo Spirito, osserva San Paolo in Rom 8,14.
Per noi lasciarci condurre dallo Spirito significa lasciarci condurre dalla benevolenza, dalla misericordia, dall’amore…
La missione profetica di Gesù (v. 15) riscuote un grande successo se il testo greco, per dire che la gente gli attribuiva grandi lodi, usa il verbo doxarein, che è il verbo della glorificazione; praticamente la gente gli attribuiva la doxa (la gloria): si tratta di un caso unico in tutto il Nuovo Testamento, perché Israele era solito attribuire la gloria soltanto a Dio; qui è riferita a Gesù ed il caso si spiega, tenendo presente che l’evangelista sta facendo una rilettura della vita di Gesù, alla luce della Pasqua: la fede in Gesù, Signore e Dio, vissuta da più decenni, nella comunità cristiana, viene proiettata nel passato. Nella sinagoga di Nazaret (vv. 16-20 a) Gesù prende parte alla liturgia del sabato: recita lo shomà (At 6, 1-9) e le 18 benedizioni (cfr Dt 28); ascolta la prima lettura, tolta sempre dai testi della Torà; proclama la seconda lettura, presa sempre dai testi profetici, ed in questo caso da Is 61, 1-2; traduce dall’ebraico in aramaico per farsi capire dai presenti e nel medesimo tempo interpreta, commenta ed attualizza il testo scelto (targum) … ma si arresta al v. 2a; non legge la seconda parte del v. 2, dove si parla del “giorno di vendetta”, il giudizio negativo di Dio previsto per le nazioni pagane, che avevano più volte invaso, saccheggiato, deportato Israele, togliendo così ai suoi ascoltatori la soddisfazione di sentire, anche semplicemente ricordata, questa profezia. In tal modo l’identità e la missione di Gesù prende volto: egli sarà il Messia della misericordia (tema caro a Luca), non del giudizio, il Messia del ricupero (cfr Is 42, 1-3) non della vendetta che annienta.
L’omissione, quindi, di Is 61, 2b è intenzionale: rivela l’orientamento vocazionale e missionario di Gesù.

La reazione dei nazaretani (vv. 20 b – 29), positiva prima, ben presto negativa, sfocia in una violenta rivolta, quando Gesù fa capire espressamente che l’assenza della fede, che si è verificata in Israele al tempo di Elia e di Eliseo, al punto tale che Dio ha trovato spazio per i suoi interventi salvifici più tra i pagani che in mezzo al suo popolo, marca anche, in senso negativo, il suo tempo. “I miracoli che hai fatto a Cafarnao, falli anche qui, nella tua patria” (cfr Lc 4, 23 b) … in tal modo Gesù avrebbe portato al suo paese prestigio e ricchezza…
Si assiste, da una parte, al tentativo dei nazaretani di accaparrarsi la loro gloria paesana (Gesù – un Cristo miracolistico); dall’altra parte alla persistente libertà di Gesù, incurante del successo e dell’insuccesso.
Emerge in questo brano anzitutto un Gesù, Messia dello Spirito, poi il mistero dell’Incredulità, ostinata, cieca, fino a suggerire progetti omicidi (vv. 28-29), infine la figura di un Gesù “catechista non riuscito, catechista mancato ”.
Per quanto riguarda il mistero dell’incredulità è bene leggere la parabola dei vignaioli omicidi in Lc 20, 9-19.