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Maria, donna del silenzio
E' Luca che presenta Maria come una donna dalla forte capacità
meditativa e dalla profonda disponibilità all'ascolto: infatti,
nel suo vangelo, fa osservare che la Madre di Gesù, guardando con
attenzione tutto ciò che si verificava attorno al Figlio e tutto
ciò che il Figlio rivelava di se stesso "serbava tutte queste
cose, meditandole nel suo cuore" (Lc 2, 19).
Da israelita vera e credente, Maria di Nazareth si era educata al senso
dell'ascolto di Dio, come il libro del Deteuronomio educava tutti gli
antichi ebrei.
Partecipando, un giorno, alla predicazione di Gesù, Maria, tutto
ad un tratto sentì un grido di lode: era una donna, che alzando
la voce in mezzo alla folla, diceva: "Beato il ventre che ti ha portato
ed il seno da cui hai preso il latte".
Ma Gesù disse: "Beati piuttosto coloro che ascoltano la Parola
di Dio e la mettono in pratica" (Lc 11, 27 - 28).
Cristo indicava così nella sua madre la vera discepola del Signore,
la credente che ascolta ed osserva la Parola di Dio.
Sotto la Croce, Maria non pronunciò una sola parola; accolse l'ultima
parola del Figlio: "Donna ecco tuo figlio" indicandole il discepolo
Giovanni (Gv 19, 26 - 27).
Alle nozze di Cana, in un momento di difficoltà, perché
il vino era venuto a mancare, ella disse ai servi: "Fate quello che
vi dirà" (Gv 2, 5).
Oggi Maria vuol comunicare anche a noi la sua capacità di ascolto;
ascolto della Parola di Dio; grazia, tra l'altro, che anche noi dobbiamo
domandare al Signore Gesù e a sua Madre.
Maria "la credente", modello di fede
La fede, come afferma S. Paolo (Rm 10, 14 - 15) nasce dall'ascolto
della Parola di Dio; ecco perché è necessario che ci sia
qualcuno che l'annunci.
Nel brano evangelico che abbiamo proclamato (Lc 1, 26 - 38), Luca mette
in evidenza che Maria si è lasciata condurre, dall'angelo Gabriele,
sui sentieri della Bibbia: infatti la pagina che abbiamo ascoltato è
piena di riferimenti ai testi dell'A.T.
Ne mettiamo in evidenza soltanto due:
- di fronte al turbamento di Maria; turbamento causato dall'annuncio con
il quale l'angelo le diceva che sarebbe diventata la Madre del Messia,
Gabriele le disse: "Non temere, Maria; lo Spirito Santo scenderà
su di te; su te il Signore stenderà la sua ombra, la sua nube"
(Lc 1, 34 - 35) Maria ha certamente pensato alla nube che Dio faceva scendere
sulla tenda sacra, per rivelare la sua presenza, in mezzo al popolo, mentre
Israele era in cammino nel deserto sinaitico (Es 40, 34 - 35). Maria ha
capito che Dio scendeva su di lei e si rendeva presente nella sua vita.
- Ancora. Di fronte alle perplessità di Maria a credere al miracolo
di un concepimento prodigioso, l'angelo le disse: "Nulla è
impossibile a Dio" (Lc 1, 36 - 37). E qui Maria si è certamente
ricordata che anche ad Abramo e Sara, anziani e senza figli, senza la
possibilità di averne, Dio disse: "Fra un anno, tua moglie
ti darà un figlio"; e di fronte all'incapacità di Sara
di credere a queste parole, Dio aggiunse: "C'è forse qualcosa
d'impossibile a Dio?", frase che richiama quella pronunciata da Gabriele
a Maria: "Nulla è impossibile a Dio" (cfr Gen 18, 9 -
14).
Maria, "la credente", è modello di fede, perché
si è fidata della Parola di Dio e si è lasciata condurre
dalla Parola di Dio, in tutta la sua vita, fin sotto la croce di Gesù.
Maria "la credente"; così l'ha definita la cugina Elisabetta:
"Beata te che hai creduto nell'adempimento della Parola del Signore"
(cfr. Lc 1, 45).
Maria, "la credente". Questo è il titolo più grande
che è stato attribuito a Maria, osserva Giovanni Paolo II, nella
Redemptoris Mater ( ).
Sull'esempio di Maria, lasciamoci condurre anche noi dalla Parola di Dio,
come da una mano amica.
Maria, "La Vergine in preghiera"
Così è stata definita la Madonna da Paolo
VI, nell'esortazione apostolica Marialis Cultus (n. 18), facendo esplicito
riferimento al Magnificat, all'episodio di Cana ed all'attesa dello Spirito
Santo da parte della Chiesa nascente.
- Nel Magnificat (Lc 1, 46 - 55), Maria celebra gli interventi
salvifici di Dio; ne elenca sette (un numero che nella Bibbia esprime
perfezione, totalità), per dire tutte le opere di salvezza compiute
da Dio nella storia degli uomini. Maria ci insegna a fare della preghiera
un momento privilegiato in cui lodare e ringraziare Dio, per cui lodare
e ringraziare Dio, per tutto quello che ha operato nella storia universale
degli uomini e per tutto quello che opera nella nostra storia personale.
- Partecipando alle nozze di Cana, in un momento in cui
la festa correva il rischio di guastarsi, perché era venuto a
mancare il vino, Maria non espresse nessuna richiesta, ma, con netta
discrezione, fece presente al Figlio la situazione, dicendogli: "Non
hanno più vino" (Gv 2, 1 - 12). Maria ci fa capire che esiste
anche la preghiera di intercessione; preghiera alla quale la stessa
liturgia ci educa (vedi la preghiera dei fedeli); preghiera che ci permette
di abbracciare il mondo e di portare davanti a Dio le attese e le suppliche
dell'intera umanità.
- Infine, mentre gli Apostoli attendevano il compimento
della promessa di Gesù, anche Maria perseverò, in preghiera,
in attesa dello Spirito Santo (At 1, 14). In tal modo Ella ci insegna
che la preghiera è anche attesa vigilante del Signore che viene,
ogni giorno, nei momenti lieti e tristi della vita; attesa e capacità
di accettare ogni sorpresa che il Signore ci riserva nel nostro cammino.
Il nostro Santuario si propone di essere oltre che scuola
della Parola, scuola di preghiera, casa di orazione.
Maria, segno di unità
per tutti i credenti
1.
Anzitutto Maria è segno di unità per tutti i cristiani.
La Chiesa di Gesù, nata dalla Pasqua di Cristo, come unico popolo,
ha conosciuto, durante il 2° millennio diverse divisioni: nel sec.
XI lo scisma d'Oriente; nel sec. XVI lo scisma della Riforma (i protestanti)
e quello della Chiesa Anglicana; verso la fine del XX secolo lo scisma
di Lefèvre e quello della chiesa nazionale cinese. In tutto cinque
lacerazioni, che continuano a costituire uno scandalo per il mondo.
Il culto della Vergine deve trasmetterci l'ansia per la ricomposizione
dell'unità dei cristiani ed acquistare così una impronta
ecumenica.
- In primo luogo perché i cattolici si uniscano
ai fratelli delle Chiese ortodosse, presso le quali la devozione alla
Beata Vergine riveste forme di particolare intensità, nel venerare
la gloriosa "Theotokos" (Madre di Dio) e nell'acclamarla
"Speranza dei cristiani"; poi perché si uniscano
agli Anglicani, i cui teologi, sia nel passato che nel presente, hanno
messo in evidenza la solida base scritturistica del culto mariano;
infine perché si uniscano ai fratelli delle Chiese della Riforma,
nelle quali si glorifica Dio con le parole stesse della Vergine Maria,
il Magnificat (Lc 1, 46 - 55).
- In secondo luogo perché la pietà mariana
diventi, per tutti i cattolici, una occasione naturale e frequente
d'implorazione, perché Maria interceda presso il Figlio per
l'unione di tutti i battezzati.
2. Ma Maria non è Madre soltanto dei
cristiani; è Madre dell'intera umanità, dal momento che
Ella ha dato al mondo il Salvatore di tutti gli uomini. Per questo il
Papa ha consacrato tutti i popoli della terra a Maria.
Conclusione: nel nostro Santuario si venera la Vergine di Costantinopoli,
che ci lega in maniera particolare con le Chiese cristiane d'Oriente,
separate dalla Sede Apostolica di Roma. Ella è raffigurata come
Madre di Gesù, il Salvatore di tutte le genti.
Il culto, la venerazione che Le tributiamo diventino per noi una scuola
di apertura ecumenica, di apertura verso tutti i popoli nelle cui religioni
sono presenti indiscutibili valori di promozione umana e religiosa.
Quattro orientamenti per il culto alla Vergine Santa
Paolo VI, nella Marialis Cultus
(n. 29 - 38), suggerisce i seguenti orientamenti: biblico, liturgico,
ecumenico e antropologico. Quello ecumenico è già stato
preso in considerazione martedì scorso, con il tema "Maria,
segno di unità per tutti i credenti"; oggi prendiamo in considerazione
quello biblico.
Il culto mariano deve essere anzitutto biblico, cioè deve partire
dalla conoscenza della vera identità di Maria, come ci viene presentata
nelle pagine evangeliche: una giovane semplice, povera, umile, laboriosa,
inserita in un contesto sociale agricolo - pastorale; fidanzata, sposa,
madre: questa è stata la sua vocazione; donna di fede, che si è
lasciata condurre dalla Parola di Dio, fin sul Calvario (Gv 19, 25 - 27);
credente protesa alla lode di Dio (Magnificat), aperta nell'attenzione
agli altri (Lc 1, 39 - 45); coraggiosa nell'affrontare le prove della
vita, come l'esilio, in Egitto (Mt 2, 13 - 15); capace di gestire con
serenità, fermezza e dignità i momenti angoscianti delle
prove, come il rischio corso da Gesù a Nazareth, quando fu cacciato
fuori dalla sinagoga e sospinto fin sul ciglio del burrone per esservi
precipitato (Lc 4, 16 - 30), come il momento in cui le fu detto: "Tuo
figlio è impazzito" (Mc 3, 20 - 21. 31), come il momento della
crocifissione di Gesù (Gv 19, 17 - 18)
Il vero volto di Maria è quello che scaturisce dalle pagine evangeliche.
Gli atti di culto e di venerazione che noi le tributiamo devono corrispondere
a questa immagine di Maria; devono corrispondere ai suoi gusti, non ai
nostri gusti, sovente dettati dalla carne: pretendere di rendere onore
alla Madonna attraverso iniziative solo esteriori, chiassose, folkloriche
e troppo dispendiose è un'illusione dalla quale dobbiamo liberarci;
raccogliere soldi servendoci dell'immagine della Madonna per poi pagare
i nostri divertimenti non è certo un modo giusto per rendere culto
a Maria.
Sovente, in certi gesti, c'è più un culto che noi rendiamo
a noi stessi che alla Vergine Santa.
Partire dalla Bibbia, nella nostra devozione a Maria, è il modo
migliore per partire col piede sicuro.
L'orientamento liturgico nel culto della Vergine
Santa
Nella venerazione di Maria, oltre l'orientamento
biblico ed ecumenico, merita attenzione l'orientamento liturgico:
esso consiste nell'armonizzare le varie espressioni e le numerose forme
della devozione mariana (rosario, novene, suppliche
) con la sacra
Liturgia.
Ora, questo impegno, se ai pastori delle varie comunità chiede
sforzo, tatto pastorale, costanza nell'accogliere ed applicare le indicazioni
e le proposte, derivanti dalla genuina natura del culto cristiano, ai
fedeli domanda docilità agli orientamenti, alle norme del Concilio
Vaticano II.
Bisognerà evitare, da un lato, l'atteggiamento di eliminare tutti
i pii esercizi della devozione mariana, creando un vuoto che risulterebbe
dannoso a tutti; dall'altro lato bisognerà evitare l'errore pastorale
di mettere insieme i pii esercizi con le celebrazioni liturgiche (per
esempio le novene o i tridui inseriti nella Messa), con il pericolo che
il Memoriale Eucaristico del Signore non costituisca più il momento
culminante dell'incontro della comunità cristiana, ma quasi un'occasione
per qualche pratica devozionale.
Armonizzare gli atti di culto mariano con la Liturgia non significa confonderli
con essa, creando così un miscuglio per niente educativo nel campo
della fede.
L'orientamento liturgico, nella venerazione mariana domanda, poi, di tenere
in considerazione i vari tempi liturgici:
- nell'Avvento, Maria va presentata ed imitata, come
Colei che ha atteso ed accolto il Salvatore;
- nel tempo di Natale, come colei che ha donato il Cristo
agli altri;
- in Quaresima, come la Madre che stimola ed incoraggia
i suoi figli a fare un cammino di conversione;
- nel tempo pasquale, come la Donna Nuova che invita
i credenti a diventare creature nuove;
- nel tempo ordinario, come il modello della Chiesa.
In tal modo, il culto mariano aiuta a scoprire i colori, le caratteristiche,
gli impegni delle varie stagioni dell'anno liturgico, stimolando le comunità
cristiane a rivivere, con Maria, le tappe, i momenti principali della
Salvezza.
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