Presentazione

di Mons. Antonio Ciliberti

 


Sono grato al Dott. Mario Arcuri per questa interessante guida storico-liturgico-pastorale del Santuario della Madonna di Porto. Da anni egli offre la sua opera intelligente, propositiva e competente per la crescita del Santuario di Gimigliano, affinché si riproponga nella Diocesi, in Provincia, in Regione e fuori, come autentico luogo di devozione mariana e di vita cristiana.
Ci voleva proprio questo volume, perché quanti vengono a dissertarsi alla fonte di Maria abbiano contezza di come sia nato questo luogo che si rifà alla Madonna di Costantinopoli, città imperiale nella quale si diffuse il culto della vergine Maria, venerata con il titolo di Teotokos, Madre di Dio, dogma proclamato nel 431 dal concilio efesino II.
Ma la devozione Mariana in questo luogo ameno, incastonato tra il verde delle montagne del Reventino, nasce dalla sincera devozione di Pietro Gatto, uomo che la Madonna chiamò alla sequela di Suo Figlio dal “luogo” dell’emarginazione in cui viveva. Ad un furfante, ad un ladro, ad un brigante, emarginato da tutti, la Madre del Signore rivolse l’invito a cambiar vita e gli chiese di erigerle “una piccola cappelluccia, volgarmente detta Cona, colla sua Immagine, consimile al Quadro esistente nella Chiesa di Gimigliano, nel luogo detto Porto, sopra quel promontorio di pietra che gl'indicò e dove, scorrendo il fiume, le andava da vicino ad urtare" .
È questa piccola “cappelluccia”, eretta dallo stesso Gatto, che costituisce il nucleo primigenio sul quale sorse il Santuario, modificato nel tempo fino alla sua attuale forma architettonica.
Con questo volume si vuole aiutare i pellegrini che periodicamente si recano al Santuario della Madonna di Porto a vivere in maniera proficua il tempo dedicato alla preghiera, alla vita sacramentale, affinché la devozione sia fonte vivificante di vita cristiana, di fede e di carità.
Per realizzare tutto questo, è necessario che il Santuario offra ai fedeli in maniera abbondante “i mezzi della salvezza, annunciando con zelo la Parola di Dio, favorendo convenientemente la vita liturgica, in specie con l’Eucaristia e la celebrazione della Penitenza, nonché coltivando forme approvate di pietà popolare” .
È proprio così che nelle pagine del libro viene presentato il Santuario: “luogo di evangelizzazione”. Ai fedeli che si recano a Porto, vengono annunziati i punti fondamentali del messaggio evangelico, esortandoli alla conversione, alla sequela di Cristo. Ma il Santuario deve anche invitare i fedeli che lo frequentano a inserirsi attivamente nella vita della comunità parrocchiale.
Inoltre l’autore presenta il santuario come luogo in cui si vive in maniera appassionata l’anelito per l’unità dei cristiani attraverso l’impegno ecumenico.
Si ripropone, inoltre, come luogo di irradiazione della pace. Proprio la data del pellegrinaggio diocesano, il 25 aprile, giorno della liberazione e della fine del secondo conflitto mondiale, esprime il legame con il bene della Pace. Sappiamo bene che la pace non è mera assenza di guerra, ma che la nostra Pace è Cristo, colui che ci ha riconciliato con il Padre. La Pace vera è appartenere a Dio. Finché l’uomo non accoglie totalmente Dio nella sua vita, non ci sarà la pace, quella vera, quella duratura, quella a cui aspira l’uomo: la pace del cuore. Maria è regina della pace proprio perché ci conduce a Dio.
Un carattere che accomuna tutti i santuari è il pellegrinaggio, percepito nella fede cristiana non tanto come itinerario topografico, ma come metafora della vita cristiana in cammino verso il regno dei cieli.
La Bibbia mette in risalto i pellegrinaggi dei patriarchi, così come dona importanza a quelli degli israeliti che avevano l’obbligo, tre volte l’anno, di recarsi in pellegrinaggio a Gerusalemme per presentarsi al Signore (cfr Es 23,17). Ma il pellegrinaggio cristiano si differenzia da quello dell’Antico Testamento in quanto il cammino da compiersi non è più verso un luogo dove Dio si è manifestato, ma verso la persona di Gesù Cristo,Verbo incarnato, nel quale “abita tutta la pienezza della divinità” (Col 2,9). Nonostante la spiritualizzazione del pellegrinaggio, è sopravvissuta nel tempo questa forma di religiosità popolare che si esprime attraverso il recarsi a piedi in luoghi dove Dio o qualche suo messaggero si è manifestato. Anche il Santuario della Madonna di Porto vede più volte nell’anno ripetersi questa pratica religiosa: i sette martedì di Porto, il 25 aprile pellegrinaggio diocesano, il martedì dopo Pentecoste festa della Madonna di Costantinopoli.
Pur tra i mutamenti storici avvenuti, i pellegrinaggi verso il santuario di Porto conservano i tratti essenziali che da sempre hanno determinano la spiritualità del pellegrinaggio: la prospettiva escatologica, la quale aiuta a prendere coscienza che la vita dell’uomo – come dicevamo – è un camminare verso il Regno; quella penitenziale che configura il pellegrinaggio come un cammino di pentimento e di conversione, il carattere della festa; la dimensione cultuale: il Santuario “è forse il luogo in cui i rapporti tra Liturgia e pietà popolare sono più frequenti ed evidenti” .
Il pellegrinaggio potrebbe essere, così, elemento cardine per consentire di promuovere una maggiore unità tra Santuario e comunità parrocchiali. Questa pia pratica, se attuata, potrebbe liberare questo moto spirituale dal soggettivismo fideista e inserirlo nella comunione della fede. Potrebbe essere un vero momento di evangelizzazione, di formazione ecclesiale, di vita spirituale.
Uno dei desideri del pellegrino è quello di portare con sé, facendo ritorno a casa, dei ricordi del santuario. Sono certo che quanti prenderanno questo agile volume porteranno con sé un ricordo che trasmetterà loro l’autentico spirito del Santuario della Madonna di Porto di Gimigliano
Per questo rinnovo la comunitaria gratitudine al carissimo Mario, mentre formulo per tutti cordiali auguri di ogni bene.

Catanzaro, 9 aprile 2006, Domenica delle Palme Passione del Signore


+ Antonio Ciliberti, Arcivescovo