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Carissimi fratelli e sorelle,
stiamo vivendo un giorno bello e storicamente importante della nostra chiesa diocesana, perché l'affetto dei figli riconosce nei confronti della nostra Madre e Madre di Dio, la grandezza della sua presenza in mezzo a noi. Per questo oggi la proclama "Patrona della Provincia", le pone sul capo la corona d'oro e riconosce la sua regalità.
Il saluto cordiale e fraterno del Vescovo è per tutti voi, per l'intera comunità di Gimigliano e per tutti i paesi che gravitano nell'ambito della circoscrizione territoriale della nostra amata provincia.
Consentitemi che questo mio cordiale e fraterno saluto abbia accenti di particolare attenzione devota nei confronti dei carissimi Vescovi, dei dilettissimi sacerdoti, religiosi e religiose, diaconi e seminaristi presenti a questo evento di grazia e di gioia.
L'evento è anche legato allo zelo che uomini di fede hanno profuso in maniera generosa, nel preparare questo giorno singolare.
È bene qui ricordare anche coloro i quali, con passione apostolica, si sono adoperati a diffondere la devozione a Maria: mons. Nicola Canino, mons. Giuseppe Pullano e l'arciprete don Giuseppe Tedeschi.
Con loro non possiamo dimenticare anche i pastori della nostra chiesa diocesana che si sono succeduti negli ultimi tempi ed hanno dato impulso perché questo evento venisse celebrato nella gioia e nelle fede: mons. Giovanni Fiorentini , mons. Armando Fares e, negli ultimi tempi, il dilettissimo mons. Antonio Cantisani.
La devozione nei confronti della Madonna di Costantinopoli o di Porto, ha avuto origine da molti secoli e ieri sera, in un convegno interessantissimo che è stato tenuto proprio qui, abbiamo percorso questo excursus storico sotto la guida e l'egida di bravi maestri e ricercatori. Abbiamo potuto constatare come la devozione nei confronti della Madonna di Porto, nella perenne attualità della storia, è andata crescendo e si è diffusa nella vastità del territorio provinciale e non solo, ma ne ha varcato i confini per espandersi nel paese e in molte nazioni.
Naturalmente in questo dato è presente l'impegno crescente che l'Amministrazione provinciale ha profuso nell'individuare la Madonna di Porto come "Patrona della Provincia". Negli ultimi decenni, a partire dalla presidenza del dott. Giuseppe Martino, cui succedette l'On. Michele Traversa ed oggi Wanda Ferro, hanno voluto che quanto è stato da tempo ardentemente desiderato dal popolo, trovasse il suo riscontro. È per questo che, con gratitudine, saluto i presidenti della Provincia, insieme ai sindaci dei paesi che gravitano nell'ambito del territorio provinciale con a capo il sindaco di questa diletta cittadina di Gimigliano, particolarmente amata da Maria.
Questo evento corona un processo di maturazione storica della devozione a Maria, ma esprime ancor più l'autentica maturità culturale e spirituale delle nostre comunità.
Fatte queste premesse, sento il bisogno di richiamare alla vostra amabile attenzione alcune considerazioni teologico-pastorali che indicano le motivazioni profonde di questa sincera devozione e, ancor più, la particolare benevolenza di Maria verso i suoi figli, nella vastità della nostra provincia.
Noi sappiamo che fin dagli albori della storia della umanità, questa singolare creatura appare come mediatrice amorevole dell'opera di Dio. Se apriamo il libro sacro, proprio nelle prime pagine Dio interviene preconizzando quanto la grandezza del suo amore avrebbe operato per l'umanità. All'indirizzo del maligno, pronunzia irrevocabile la sua condanna: «Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno» (Gn 3,15). Chi è questa donna di cui parla Dio agli albori della storia dell'umanità segnata?
A questo interrogativo ed in maniera univoca i Padri della Chiesa e il Magistero hanno risposto: quella donna è Maria, la quale in profonda sintonia con il suo Figlio, avrebbe collaborato al compimento della redenzione universale.
Nella pienezza dei tempi San Luca ripropone alla nostra attenzione una delle pagine più suggestive e più belle: l'incontro dell'arcangelo Gabriele con Maria. Gabriele viene dal Paradiso di Dio, dove tutto è armonia, gaudio e gioia. Al cospetto di Maria, esulta l'Arcangelo che trova le motivazioni profonde della sua gioia singolare nella perfezione della santità e nella bellezza di Maria. Dopo aver esultato, Gabriele la saluta, non dice "Ave Maria", ma dice "Ave gratia plena".
Se andiamo a riscontrare il linguaggio originario con cui l'evangelista scrive il suo brano (il greco), Luca usa un perfetto forte che suona così: "kecharitoméne"! Questo vuol dire che Maria non è soltanto un ricettacolo in cui il Signore riversò i suoi doni divini, ma che Maria, in maniera generosa e pronta, corrispose al suo disegno salvifico, meritando così - per la responsabile sua cooperazione al disegno salvifico - la pienezza di tutte le grazie.
Dopo averla salutata, l'Arcangelo le dischiude l'ineffabile disegno divino: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine» (Lc 1,30-33). Che annuncio strabiliante! Un angelo di Dio dice a una diciassettenne nazaretana: diventerai Madre di Dio! Maria si ritrae dinanzi a questo annunzio e cosa può fare se non protestare i suoi limiti, la sua condizione: «Come avverrà questo? Poiché non conosco uomo» (Lc 1,34). E l'Arcangelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio» (Lc 1,35).
Maria si apre incondizionatamente a questo ineffabile disegno e pronunzia il suo "fiat", il suo "si" e, in quel momento «Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» ( Gv 1,1.14a)".
La Madre dell'uomo-Dio, la madre del Salvatore preconizzato nell'antico tempo, offre la sua disponibilità al disegno divino, che così trova la pienezza del compimento.
Maria è sempre accanto al suo Figlio Gesù nell'opera della salvezza.
Abbiamo ascoltato con devota attenzione il Vangelo che degnamente è stato proclamato, nel quale San Giovanni racconta l'episodio delle nozze di Cana di Galilea, là dove Gesù da inizio all'attività della sua vita pubblica. Proprio mentre era lì, abbiamo constatato come il Signore interviene dietro implorazione di Maria che, premurosa nei confronti delle difficoltà dei suoi figli annunzia a Gesù che gli sposi non hanno più vino. E Gesù interviene sotto la sollecitazione materna, operando il singolare prodigio: cambia l'acqua in vino, un ottimo vino, come a voler ribadire (proprio all'inizio della sua attività di vita pubblica!) che per la storia dell'umanità è iniziata un'era nuova. La novità è Cristo, la novità è l'opera di Cristo portata a noi attraverso la mediazione di Maria.
L'evento di novità che si attualizza è la concretizzazione storica della universale redenzione. Esso trova la pienezza del suo compimento nell'immolazione di Gesù sull'altare della Croce. Il sacrificio cruento di Cristo ha infatti in sé la forza di un valore infinito, capace di riscattare l'uomo alla sua dignità di figlio di Dio e di spalancargli l'eternità della salvezza, suggellata dall'evento ancor più suggestivo della resurrezione.
Dov'è Maria? È là, ai piedi della croce: "Stabat mater dolorosa iuxta crucem lacrimosa": Maria, presso la Croce, misticamente s'immola per partecipare con Cristo all'unico evento redentivo, riproponendosi quale strumento efficace di redenzione divina, efficace mediatrice che porta così agli uomini la salvezza personificata da Cristo.
Dinanzi a quanto Dio ha compiuto in Maria, noi avvertiamo insopprimibile un bisogno che sgorga dal cuore: quello di esprimere al Signore e di manifestare a Maria incommensurabile la nostra gratitudine di figli. Oggi lo abbiamo fatto in maniera mirabile, innanzitutto proclamando Lei come Patrona della nostra provincia e riponendo sul suo capo la corona regale (unitamente a suo Figlio) e ribadendo, attraverso questo gesto, che noi La accogliamo quale nostra Regina, Regina del cielo e della terra.
Questo riconoscimento Le è dovuto non tanto perché Maria è di origine regale, provenendo dalla famiglia di Davide, quanto più perché è Madre dell'uomo-Dio, il Cristo, che è creatore dell'universo e, perciò, di esso è padrone e, quindi, sovrano assoluto.
Se Cristo è Re dell'universo, Maria che è madre di Cristo è la Regina dell'universo.
Ma lo è ancora, come abbiamo potuto meditare, per conquista: perché insieme a Gesù, attraverso il sacrificio pasquale, ha riconquistato la dignità dell'uomo e ci ha garantito la certezza della nostra salvezza.
E' giusto allora e doveroso che, mentre ravvisiamo la particolare singolarità con cui Maria ci guarda, mentre la ascoltiamo nella fede come nostra patrona e nostra Regina, ci adoperiamo con coerenza e responsabilità ad essere degni figli di una tale madre e degni cittadini di questo regno di giustizia di amore e di pace.
Questo è possibile non attraverso una partecipazione superficiale o attraverso un'adesione soltanto esteriore. E' possibile invece allorquando, come ci chiede questa singolarissima Madre, accogliamo Gesù Cristo nel mistero della nostra vita, così come seppe fare Lei, instaurando con Lui un rapporto inscindibile di relazione personale, di comunione e di vita.
Forti di questa ineffabile chiarezza che caratterizza la nostra partecipazione al regno di Dio, noi avvertiremo irrefrenabile il bisogno che, sull'esemplarità di Maria, ci porterà a gridare non solo con l'effluvio delle labbra, ma con la testimonianza della vita, il nome di Cristo unico Salvatore ieri, oggi e sempre.
Nella luce di queste verità, nella pienezza di questa gioia, vogliamo elevare fervida la nostra preghiera che parte dal nostro cuore, per implorare l'aiuto di Maria che ci porti sempre più ad accogliere il Cristo come Salvatore e a proclamarlo come unico Redentore!
Fratelli, ve lo auguro con tutto il cuore!
di monsignor Antonio Ciliberti
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