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Mons. Nicola Canino
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Nicola Canino nacque ad Albi (CZ) il 7 aprile 1897. Vice rettore e professore nel seminario arcivescovile di Catanzaro, arrivò a Gimigliano il 14 agosto 1921, nominato dall’arcivescovo mons. Giovanni Fiorentini. E’ ricordato come una delle più grandi figure della storia religiosa e sociale di Gimigliano per l’impegno, lo spirito di sacrificio e la passione che caratterizzavano la sua azione pastorale. Negli scritti del bollettino del santuario è riportato un ritratto in cui spicca un particolare emblematico della personalità del sacerdote: “Lo vediamo, proprio come se fosse ora, vestito alla meglio, tutto impolverato, con una pietra sulle spalle sul posto di lavoro per spingere noi tutti alla collaborazione per la Casa del Signore. Ancora lo vediamo con un sacchetto di ossa in mano, diretto verso il cimitero, per vincere la riluttanza, facile a spiegarsi, dei suoi fedeli, che dietro il suo esempio, riuscirono a svuotare l’ossario che riempiva tutto il piano terra della canonica, dove sorse una sala dell’Azione Cattolica”. Grande fu il suo impegno per la costruzione della casa canonica annessa alla Chiesa Madre, lavoro terminato nel 1925. Ma la più grande opera fu realizzata subito dopo e ultimata nel 1932: si tratta della stupenda volta a cassettoni della Chiesa Madre di Gimigliano, eseguita dalla ditta Sadi di Roma e adornata dalle pitture del prof. Diego Grillo di Pizzo Calabro, autore tra l’altro della maestosa riproduzione su tela dell’Assunta del Tiziano che emerge nel quadro centrale della volta. In piena armonia con essa, Canino pensò bene di far decorare i pilastri della Chiesa con sfondo di oro zecchino e con immagini di angeli che rappresentano le virtù della Madonna.
Caninò operò anche a Porto dove fece edificare l’edificio che sorge in adiacenza all’antico santuario in cui aveva pensato di destinare un orfanotrofio di bambine, figlie di caduti nella guerra in Africa nel periodo fascista. Sempre a porto eresse il monumento all’Immacolata posto sulla caratteristica roccia alle spalle del Santuario. Il monumento fu inaugurato da Mons. Giovanni Fiorentini il 16 maggio 1937. Ai suoi piedi è scolpita la scritta: “Madre, riconduci a Porto i figli, che in nome di Dio e d’Italia, valicano i mari”. Nel 1929 istituì una congregazione di suore che fece chiamare “Figlie delle Madonna di Porto” che si presero cura, in particolare, dei bambini dell’asilo. Il 7 marzo 1937 ricevette la consacrazione episcopale, essendo stato eletto Vescovo della diocesi Oppido Mamertina. Durante la guerra vendette la sua croce pettorale di oro e col ricavato alimentò opere di assistenza. Lasciò la diocesi di Oppido dopo 14 anni per Roma, dove assunse l’incarico di Canonico generale della Basilica di San Giovanni in Laterano, dove fu diretto collaboratore del cardinale Benedetto Aloisi Masella, arciprete della stessa basilica. Nella città esterna si spense il 15 maggio 1962. Le sue spoglie mortali furono traslate a Gimigliano e tumulate nell’antico santuario di Porto nel maggio 1982: grazie all’Arcivescovo Mons. Antonio Cantisani e al parroco/rettore don Giuseppe Tedeschi venne così ad adempiersi il desiderio del presule di riposare tra la gente ne aveva apprezzato le grandi qualità umane, morali e pastorali. |