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Mons. Giuseppe Pullano
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Giuseppe Pullano fu nominato arciprete di Gimigliano nel 1937, in seguito all’elezione a vescovo di Oppido Mamertina di Mons. Canino. Raccogliere il testimone di don Nicola non era cosa facile, ma egli, sacerdote preparatissimo sia in campo spirituale che in quello sociale, aveva una personalità poliedrica e seppe continuare il lavoro in modo eccellente. I suoi due grandi amori furono Gesù Sacramentato e Maria. Difatti nei suoi scritti troviamo questo pensiero: “Tratterò Gesù come un amico e con confidenza, oltre alla visita quotidiana farò un’ora di adorazione al giovedì. Tratterò la Madonna come una mamma ed in lei riporrò la mia fiducia. Metterò tutto nelle mani della Madonna, Madre Mia, Fiducia Mia”. Il suo primo impegno fu quello di curare la formazione spirituale dei suoi parrocchiani. Formò i gruppi dell’Azione Cattolica, sia maschile che femminile, continuò l’Apostolato della preghiera in onore del S. Cuore di Gesù; curò molto il catechismo per i ragazzi di tutte le età e seguiva personalmente il lavoro svolto dai catechisti, organizzò l’Oratorio. Ogni sera di domenica, nella funzione serale teneva la catechesi per adulti secondo il Catechismo di S. Pio X e coinvolse anche i fedeli nell’impegno dell’ora di adorazione del giovedì, perché come scriveva: “Dal primo sorgere al tramontar del sole, in ogni luogo continua ed universale è l’immolazione di Gesù nella S. Eucaristia: quasi di un’atmosfera eucaristica Gesù ha voluto riavvolgere la terra perché potessimo respirare del di Lui amore”. Un santo diceva che un’Ave Maria ben detta fa tremare l’inferno e questo mons. Pullano lo sapeva: tutte le sere in chiesa si recitava il Rosario ed egli restava in ginocchio per tutta la durata della recita. Era un concerto che si elevava dal cuore e dalla bocca dei fedeli insieme al loro pastore. Ecco cosa leggiamo nei suoi scritti a proposito del Rosario: “Che cos’è il Rosario? Possiamo definirlo una sacra armonia. In musica l’armonia viene definita un assieme di suoni che, pur vari tra loro, fusi assieme secondo determinate regole, formano un coro, un accordo che ricrea l’orecchio e commuove il cuore. Anche il Rosario è un assieme di voci, fuse in sublime armonia”. Fu intenditore di musica e curò, con la collaborazione di don Peppino Scozzafava prima e don Giuseppe Rotella poi, il coro parrocchiale che animava la liturgia sia nelle funzioni quotidiane che in quelle solenni. Dedicò il suo tempo anche alla Banda Musicale. Fu anche letterato, scrisse il libro “La Madre dei miracoli”, compose la novena della Madonna di Porto e le sue omelie erano fonte di ricchezza spirituale e culturale. Il 1° gennaio 1939 vide la luce il bollettino “La Madonna di Porto” al quale lavorava maggiormente durante le ore notturne, poiché era sempre impegnato. Non trascurò l’aspetto sociale della parrocchia. Il 4 novembre 1942 arrivarono a Gimigliano quattro suore del Cuore del Verbo Incarnato e “dopo qualche giorno, le aule dell’asilo e del laboratorio echeggiavano delle grida argentine di tanti bimbi innocenti, del vociare sommesso ed allegro di tante giovanette”. La sua opera però non si limitò solo alla parte spirituale. Fece restaurare ed abbellire le navate laterali della chiesa arcipretale, fu anche eretto il trono in marmo sull’altare maggiore per dare degna collocazione al Quadro della Madonna. L’affluenza al santuario di Porto dei fedeli aumentava sempre di più ed egli si rese conto che la chiesetta non era più sufficiente per contenere tanta gente. Pensò allora ad un nuovo santuario più grande ed ebbe inizio la costruzione del nuovo tempio. Tutti i giorni si recava a Porto a piedi per essere vicino agli operai che lavoravano di buona lena e non badavano all’orario. L’ultima sua opera, prima di andare via, fu il monumento che ricorda l’apparizione della Vergine a Pietro Gatto (posta nel centro storico del paese) su cui è scritto: “Tutto è poco per Maria”. La sua vita pastorale a Gimigliano ebbe anche qualche momento di mortificazione, specialmente in occasione dell’organizzazione della “Peregrinatio Mariae”, ma alla fine anche questa fu un trionfo. Nel 1948 il quadro della Madonna fu infatti ospitato dalla città di Catanzaro, mentre nel 1949 visitò 47 paesi dell’allora provincia di Catanzaro. Lasciò Gimigliano nel novembre del 1953, in seguito alla sua elevazione a Vescovo di Uzali con deputazione di Vescovo Coadiutore di Patti (Messina). Riferiamo qui le parole che egli pronunciò nel discorso di commiato quando lasciò Gimigliano: “Non senza dispiacere lascio il popolo di Gimigliano e il carissimo Santuario di Porto, che era diventato come l’ideale, la ragione,l’ansia della mia vita sacerdotale. Nel partire assicuro che il nome di Gimigliano rimarrà scolpito nel mio cuore. Arrivederci sempre nel Cuore Immacolato della dolcissima Madre di Porto, Madre nostra, fiducia nostra”. E’ doveroso concludere questo ricordo riprendendo una sua frase significativa che ripeteva spesso: “Madre mia! Fiducia mia! E’ questo il motto che leggiamo
Pullano, ideatore e realizzatore del nuovo santuario di Tindari (che ricalca in grande stile il progetto avviato a Porto), si spense improvvisamente nella sua casa natale di S. Elia (Catanzaro), dove si era recato per un breve periodo di riposo, il 30 novembre 1977. Le sue spoglie mortali riposano in un’apposita cappella del santuario mariano di Tindari. |