Linee teologico-pastorali del Santuario presentate dal pro rettore sac. Erminio Pinciroli |
Il santuario luogo di evangelizzazione. Per rifondare la nostra fede e costruire la Chiesa, edificio sempre in cantiere e mai terminato, la Parola di Dio è il punto di partenza e la forza trainante. Sul modello di Maria, donna dell’ascolto, madre della “Parola fatta carne, prima discepola del Vangelo, il santuario dovrà utilizzare tutte le occasioni per annunciare la Parola di Dio (omelie, momenti adorazione, incontri biblici estivi) allo scopo di introdurre i fedeli nella lettura e nella comprensione delle Sacre Scritture, consapevole che la Bibbia è il futuro della fede e della Chiesa. Il santuario “casa di
preghiera”. Così Gesù ha definito il
Tempio di Gerusalemme (Mt 21,13) rifacendosi all’antica profezia
di Isaia (Is 56,7). Nell’esortazione apostolica “Marialis
cultus” di Paolo VI (nota 18), Maria è definita la “Vergine
in preghiera”, facendo riferimento al Magnificat (Lc 1, 46 –
55), al fatto di Cana (Gv 2, 1 – 12) ed all’evento della Pentecoste
(At 1, 14); così Maria è entrata nella Chiesa nascente e
nella Chiesa di ogni tempo, come presenza orante, “poiché
ella, assunta in cielo, non ha deposto la sua missione di intercessione
e di salvezza” (MC, 18). In tempi piuttosto recenti, Giovanni Paolo
II ha chiamato Maria “donna del silenzio”. Il Santuario segno di riconciliazione. Raggiungendo un santuario, la prima cosa che i pellegrini cercano è il confessionale, con un sacerdote disponibile all’ascolto; un sacerdote, che, non essendo assillato in quei momenti da altri impegni, è in grado di trasmettere serenità e pace, di rivelare la misericordia di Dio, dandone il perdono e di infondere speranze e gioia, la gioia che deriva dalla riconciliazione. Sull’esempio di Maria, che ha vissuto nel suo grembo il grande evento della riconciliazione cosmica (l’incarnazione) e che ha vissuto da vicino l’evento storico della Pasqua, accogliendo nel suo cuore le parole del perdono (cfr Gv 19,25 e Lc 23,24), il Santuario dovrò offrire in giorni ed orari ben precisi, la possibilità della confessione ed inculcare nei pellegrini la logica del perdono e la cultura della pace e della comunione dei cuori. Il Santuario scuola di apertura ecumenica. La Vergine di Costantinopoli ci lega in maniera tutta particolare all’Oriente cristiano, ma separato dalla Sede Apostolica di Roma. La venerazione della Madonna deve poter trasmettere “l’ansia per la ricomposizione dell’unità dei cristiani” (MC, 32), il desiderio di conoscere le altre confessioni cristiane e l’impegno di pregare per la loro riconciliazione. A tale scopo il Santuario potrà promuovere incontri di preghiera e di studio; come, ad esempio, un’ora di adorazione settimanale; e, durante il periodo estivo, conferenze per la conoscenza non solo delle altre confessioni cristiane, ma anche delle altre religioni. Infine il Santuario è chiamato a promuovere una devozione mariana autentica; quindi, sempre secondo la Marialis Cultus, 29 – 34, una devozione con un’impronta trinitaria, biblica, liturgica e antropologica:
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