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Il messaggio del santuario: conversione ed ecumenismo.

 

   La sensazione avvertita al primo impatto dal pellegrino – visitatore è subito quella di trovarsi in un luogo di inconfondibile suggestione, fatta di spiritualità e di pace.
    La ridente vallata rimasta incontaminata, caratterizzata dal verde dei boschi circostanti e dallo scorrere lento del fiume Corace, fa da suggestivo scenario all’imponente tempio mariano della Vergine di Costantinopoli, sorto in adiacenza all’antica chiesetta che custodisce l’originario cippo murario costruito nel 1753 dal giovane sbandato Pietro Gatto, cui la Madonna era apparsa in sogno convertendolo.
Attorno a quella sghemba e rozza costruzione, edificata da mani inesperte, si è sviluppata negli anni una crescente partecipazione di fedeli e devoti che hanno fatto del santuario di Porto uno dei più importanti e frequentati luoghi di culto della Calabria.
Il Santuario e il fiume Corace

   L’evento fondatore del movimento religioso che si è andato creando attorno alla Madonna di Porto è stato soprattutto la conversione di Pietro Gatto, vero miracolo spirituale, che il giovane ha voluto evidenziare non solo con il suo cambiamento di vita, ma anche con il mutamento del proprio nome: volle chiamarsi Costantino, in omaggio alla Madonna di Costantinopoli.

Il messaggio, quindi, che questo santuario trasmette è soprattutto un invito alla conversione.

E poiché la Vergine Santa, qui venerata, ci ricollega con il lontano oriente cristiano-ortodosso, separato dalla Sede Apostolica di Roma, l’altro impegno che il santuario consegna ai pellegrini che giungono a Porto, è quello di pregare per l’unità di tutti i cristiani, dando contemporaneamente prova di essere capaci di creare unità e pace nel proprio ambiente.