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I Madonnari l'hanno vista così...

 

 
1626 - IL PRODIGIO DEL QUADRO
 

Nel 1625, in Sicilia era scoppiata la peste facendo innumerevoli vittime (solo a Palermo perirono 22000 persone): anche la Calabria era in apprensione. Oltre alla minaccia della peste, ecco presentarsi un’altra calamità: il terribile terremoto del 1626.
A Gimigliano era giunta la notizia dei prodigi che la Vergine di Costantinopoli andava operando in tanti luoghi, specialmente a Napoli. Fu unanime il desiderio del popolo: procurarsi una immagine della Madonna di Costantinopoli e consacrarle il paese.
I sacerdoti del tempo si rivolsero ad un pittore di Gagliano, di nome Marcangione e a costui diedero l’incarico di ritrarre a pittura l’immagine.
Marcangione iniziò il dipinto, ma abbozzò solo le linee principali, rimandando al giorno successivo la coloritura e l’espressione.
Fattosi giorno il pittore ritornò sul posto di lavoro, si avvicinò al quadro “ed oh! come rimase sorpreso, vedendo compiuto il lavoro non da mano umana ma angelica”.
Da quel giorno il quadro è custodito nella Chiesa Madre di Gimigliano e particolarmente venerato il martedì (giorno consacrato alla Madonna di Costantinopoli). Così come in Oriente, la festa iniziò a celebrarsi con solennità il martedì dopo la Pentecoste.

Fonte: Mons. Giuseppe Pullano – La Madre dei miracoli


 

 
1753 - L’APPARIZIONE IN SOGNO AL BRIGANTE PIETRO GATTO
 
Nel 1753, nella contrada denominata “Croce”, in territorio di Gimigliano, viveva un giovane di nome Pietro Gatto che, come scrive il Lamannis, “incolpato di leggieri delitti, se ne viveva guardingo per non cadere in mano della giustizia”.
Una notte, mentre egli era immerso nel sonno, vide la Vergine Santa. La Madonna gli parlò “e gli fece sentire essere sua volontà ch’egli erigesse una piccola cappelluccia, volgarmente detta Cona, colla sua Immagine, consimile al Quadro esistente nella chiesa di Gimigliano, nel luogo detto “Porto” sopra quel promontorio di pietra che gli indicò e dove, scorrendo il fiume, le andava da vicino ad urtare”

Fonte: Giuseppe Pullano – La Madre dei miracoli



 
1753 – PIETRO GATTO RIFERISCE DELLA VISIONE AI SACERDOTI
 
Tra il timore e lo stupore si svegliò il nostro giovane, con la mente ancora rapita dalla visione luminosa della Bella Signora. Senza perder tempo risolvette di andare subito in paese e raccontare ogni cosa all’arciprete del tempo, d. Giovanni Santise. Narrò tutto con semplicità, schiettezza e non senza commozione, e chiese consiglio circa quello che avrebbe dovuto fare. I sacerdoti ascoltarono con interesse e l’Arciprete che conosceva l’indole del giovane, non volle “prestar piena credenza” e rispose, “pensa a ravvederti, a cambiar vita, a fare una buona confessione: non è possibile che la Vergine sia apparsa a te, che sei pieno di peccati”.


Fonte: Giuseppe Pullano – La Madre dei miracoli


 

 
1753 – PIETRO GATTO COSTRUISCE LA CONA A PORTO NEL LUOGO INDICATO DALLA MADONNA
 
Pietro Gatto, nonostante l’incredulità dei sacerdoti, si recò a Porto e si diede ad ammanire il materiale occorrente per la piccola costruzione e, quando tutto fu pronto, avvisò il muratore Antonio Sacco per l’esecuzione del lavoro. Venne il giorno fissato, ma il suddetto muratore non si fece vedere; allora Pietro Gatto, impaziente di mettere in esecuzione l’ordine della Madonna, cominciò a fabbricare con le sue stesse mani la cappelluccia sullo scoglio indicato, nel mezzo di quel magnifico scenario tanto sorriso dalla natura. Ma Pietro Gatto non era un muratore e la cappelluccia riuscì molto irregolare ed imperfetta: ma che importa ciò? Egli aveva fatto tutto quel che aveva saputo e potuto e la Madonna era contenta.

Fonte: Giuseppe Pullano – La Madre dei miracoli


 

 
1807 – IL QUADRO VIENE TRAFUGATO DALLE TRUPPE NAPOLEONICHE
 
Il 24 febbraio 1807, i Francesi, dopo accanita lotta occuparono, saccheggiarono e incendiarono Gimigliano. Un colonnello francese, probabilmente il Gouguet, entrato in chiesa e vista l’immagine della Madonna di Costantinopoli, rimase rapito dalla sua bellezza, e subito la fece togliere dalla sua cornice, l’avvolse e la portò a Catanzaro. E’ facile immaginare il dolore dei gimiglianesi che consideravano il Quadro come il pegno più caro dei loro affetti: a tal riguardo lo storico D. Lamannis riferisce che essi “piangevano più la perdita dell’immagine che delle proprie sostanze”.

Fonte: Giuseppe Pullano – La Madre dei miracoli


 

 
1807 – LA CONVERSIONE DEL COLONELLO GOUGUET
 
Alla sera, il citato colonnello, stanco delle fatiche del giorno, si pose a letto, desideroso soltanto di riposo; ma quale non fu la sua grande meraviglia e il suo timore, quando spento il lume, vide all’improvviso illuminata la sua stanza da una luce misteriosa che proveniva dall’immagine della Vergine riposta nell’armadietto.
La meraviglia e il timore nell’animo del vecchio legionario si trasformò in un sentimento di devozione profonda.
Alle prime luci dell’alba scrisse una lettera ai sacerdoti di Gimigliano, pregandoli di andar subito a Catanzaro per ricevere la Sacra Immagine della Madonna che egli intendeva restituire all’amore dei suoi figli.


Fonte: Giuseppe Pullano – La Madre dei miracoli