| |
La Festa di Porto
Pentecoste rappresenta una scadenza
importante per l’arcidiocesi di Catanzaro-Squillace. A Gimigliano, in
linea con la tradizione orientale importata da Costantinopoli, si celebra
infatti la grande festa in onore della Madonna di Porto.
Tre giorni di intensa partecipazione e spiritualità, scanditi da fede,
storia, tradizione, costumi e colore che fanno del rituale festivo di
Porto, une delle massime espressioni della religiosità popolare calabrese. “Andiamo
alla Madonna di Porto, a rinnovare una tradizione che ci hanno tramandato
i nostri padri” : il leit - motiv riecheggia, in questi giorni, a
Catanzaro, nella città capoluogo di regione.
Ma non solo : un intero comprensorio (da Rogliano a Catanzaro Lido,
da Girifalco a Sellia Marina, da Serrastretta ad Amato e tanti altri centri
ancora) si organizzano per rinnovare una tradizione.
La festività della Pentecoste ricorda ai catanzaresi,
in particolare, che il giorno del grande pellegrinaggio al santuario di
Gimigliano (dove la Madonna, nel 1753, apparve al brigante Pietro Gatto
che costruì, sulle rive del Corace, una Cona), è giunto anche quest’anno.
La festa di Porto è grande anche per questo, perché come in tanti altri
centri d’Italia e del mondo, è l’appuntamento non solo religioso, ma anche
socio - antropologico più autorevole della città e del circondario.
E’ la festa della “Patrona della Provincia di Catanzaro”, un riconoscimento
fondato sulla grande suggestione che il santuario di Porto ha esercitato
negli anni su tutto il territorio: ma non solo suggestione, anche storia.
Da Porto, nel 1949, il Quadro della Madonna raggiunse ben 47 paesi dell’allora
provincia di Catanzaro, accolto e salutato da tutti con entusiasmo e commozione.
La città di Catanzaro, in analoga circostanza, nel 1948 tributò alla Vergine
di Costantinopoli un’analoga accoglienza: oltre cinquantamila catanzaresi
le resero omaggio in Piazza Prefettura, quasi a simboleggiare l’appartenenza
verso quello che è diventato la loro “meta di fede”.
|
|
La
tradizione e il pellegrinaggio notturno
a piedi da Catanzaro a Porto:
riflessioni sociologiche
|
A Gimigliano
gli usi e costumi sono ancora quelli di quattro secoli fa, da quando un’immagine
della Vergine di Costantinopoli risalente al 1626(per tradizione “Acheropita”,
cioè non fatta da mano umana) è venerata con intensità e pathos tali da
non subire alterazioni nella sua secolare vicenda.
Oltre Oceano,
a Niagara Falls (ma anche a Toronto e a Edmonton), è la chiesa di Sant’Anna,
tradizionale ritrovo delle comunità di emigrati calabresi del luogo, a
ospitare in pompa magna i festeggiamenti in onore della Vergine di Porto
che si svolgono secondo l’antico rituale della patria natia.Un grande
spettacolo di fede e di devozione popolare, a tratti folcloristico, spesso
retaggio di una memoria storica di lunga durata.
Un pellegrinaggio ininterrotto che avrà il suo culmine domani notte, quando
la provinciale Catanzaro - Gimigliano sarà invasa da una marea di fedeli
che raggiungeranno il santuario all’alba, dopo un percorso di oltre venti
chilometri.La gente arriva a piedi anche dai
paesi dell’entroterra e dalla costa jonica del catanzarese, carica non
solo dei propri bagagli ma anche di tanta fede e umiltà. Prima tappa la
Chiesa Madre di Gimigliano, dove dopo un momento di venerazione verso
il quadro miracoloso (benedetto e incoronato da Papa Woytila), si sistemano
nei banchi e trascorrono la notte nel sacro tempio nella speranza che
l’intervento taumaturgico della Vergine li fortifichi. E’ la pratica della “Incubatio” che si praticava
nel tempio di Ascepio e ad Epidauro : uomini, donne e bambini coricati
sul pavimento della Chiesa e del Santuario, momento di sacrificio da offrire
alla Vergine in cambio della sua materna protezione.
Così Enzo Pace, docente di sociologia delle religioni all’Università di
Padova : “ Nel caso del pellegrinaggio a Porto è come se una ideale
comunità spirituale venisse ricreata ogni anno. E’ come se ogni anno si
producesse il miracolo di percepire una unità profonda fra le moltissime
persone che arrivano da vari punti della provincia di Catanzaro e oltre.
Persone che non si conoscono e che vivono in realtà diverse, trovano nel
pellegrinaggio alla Madonna di Porto una ragione per sentirsi uniti da
un comune semplice gesto : camminare verso una meta e compiere alcune
azioni che appartengono alla tradizione cristiana più remota”.
Centinaia i giovani che partecipano alla festa di Porto, caratteristica
che ha colpito il sociologo padovano : “I giovani che salgono a Porto
sono gli stessi che hanno percorso la via per Santiago di Compostela o
verso la Montagna di Chesthocowa. Il pellegrinaggio sembra costituire
per essi un’esperienza antica e moderna allo stesso tempo : fa riscoprire
radici e identità collettive, ma con un tocco di libertà, spontaneismo
e spirito di avventura proprio della cultura moderna”.
Nel pellegrinaggio alla Madonna di Porto ci troviamo di fronte ad una
presenza sociale disparata che ancora oggi investe, come in passato, una
maggioranza di gruppi sociali legati al mondo agricolo. Chi decide di
andare al santuario compie un atto di penitenza e al tempo stesso di tragressione
delle regole di vita che normalmente segue. Chi sceglie di “incubarsi”,
cioè di “coricarsi” sul pavimento della chiesa in attesa dell’alba della
festa, lo fa completando questo percorso di purificazione forse pagana,
ma che la chiesa ufficiale non ha mai abiurato. Così, il mettersi in cammino,
a piedi, per arrivare nel “locus sacer” è come compiere un viaggio spirituale.
“Il tempo sacro prende il sopravvento su quello sociale, ordinario. O
meglio nel tempo sacro viene celebrato un altro tipo di socialità” (cfr.
Enzo Pace).
Il rituale della festa della Madonna di Porto in Gimigliano, inoltre,
recupera sia elementi tratti dalla liturgia religioso-popolare e introdotti
dalla liturgia ufficiale, sia elementi estranei al contesto religioso
ma recuperati al suo interno attraverso il connubio feste religiose/feste
popolari. “Il comportamento festivo” ritrova all’interno del rituale di
Gimigliano le caratteristiche principali, confermandone l’analisi. Le
componenti essenziali che definiscono la struttura della festa di Porto sono
socialità, partecipazione, ritualità, annullamento “temporaneo” e simbolico
dell’ordine.
E’ la compresenza di molte culture la spia più indicativa per definire
la festa di Porto “festa religioso-popolare”, un momento di incontro e
di socialità tra i più rilevanti del vasto comprensorio della provincia
di Catanzaro e della regione, tendente ad un unico obiettivo : ritualità
e partecipazione, sono viste un tutt’uno e vengono testimoniate dalle
pratiche dei canti popolari, dall’offerta-omaggio alla Vergine, dalla
funzione della penitenzialità o rifugio, dal pellegrinaggio.
 |
Martedì
di Pentecoste:
il giorno della festa
|
Canti, preghiere, invocazioni popolari : semplici, espressive, spontanee
danno colore alla notte della “Madonna di Porto”.
L’alba del nuovo giorno saluta l’arrivo del martedì tanto atteso. Il quadro
miracoloso viene posto nella “Vara”, salutato dal tripudio dei fedeli
e si avvia verso Porto. Parte così la processione che si snoda prima verso
le vie del paese per poi intraprendere il viaggio verso il caratteristico
sentiero della montagna che porta al Santuario. Il percorso si rivela
per molti tratti impervio, soprattutto difficoltoso per i portatori della
Vara. Alla discesa della montagna inizia a scorgersi il santuario e dal
Tempio si segnala l’arrivo del corteo con i fuochi d’artificio :
la vallata è già stracolma di gente.
Nel luogo detto “Vallone dei miracoli” avviene un’altra commovente scena
di fede che lasciamo alla testimonianza di mons. Giuseppe Pullano :
“Moltissimi devoti, memori dei primi e strepitosi miracoli quivi avvenuti,
corrono al ruscello che passa sotto il primo ponte della ferrovia, e attingono
di quell’acqua che in quel momento, al passaggio della Madonna, per essi
diventa un farmaco prodigioso. Tutti vogliono offrire qualcosa alla Madonna,
sono venuti a bella posta, hanno fatto tanto cammino questo scopo. E allora
tutti fanno a gara per dare, perché sanno quanto han ricevuto e quanto
ancora hanno ancora da ricevere, tutti depongono ai piedi della potente
Vergine un dono secondo le proprie disponibilità”.
Altro momento simbolico è la Cunfrunta, ossia l’incontro della Madonna
con San Giuseppe, attesissimo momento che si svolge a velocità sostenuta
tra le due immagini, accompagnate dalla banda musicale e dalla grande
partecipazione popolare.La sosta al santuario dura fino al tardo pomeriggio.
La Madonna ritorna a Gimigliano alle prime luci del tramonto, accolta
dall’intero paese, che assiste al nuovo rito della “Cunfrunta” con il
Patrono, San Giuseppe.“E la Vergine bella passa ancora benedicente per
le vie della sua Gimigliano, per accertarsi di persona dei bisogni dei
figli e per far scendere su ogni dolore il balsamo delle sue celesti consolazioni.
Quando infine dopo il viaggio trionfale, la Regina di Porto rientra nella
sua chiesa è unanime il grido : Evviva la Madonna, evviva la Madonna.
E quel grido parte proprio dal cuore,anzi in esso vi è trasfuso il cuore
di tutti, in uno slancio di infinito amore e di sconfinata riconoscenza”.
Se è vero che fare festa è come porsi dinanzi
allo specchio, ricercare se stessi e la propria identità, ritrovare le
garanzie storico-culturali atte a riconfermarle, allora la festa diventa
un’occasione allegra e collettiva di riconoscere sé stessi nella propria
e comune identità culturale. E ciò nel quadro di un processo di riappropriazione
delle radici culturali che dà luogo a forme di partecipazione collettiva
ad alti livelli come è il caso di Gimigliano e della storica, secolare
devozione in onore della Madonna di Porto.
Pratiche
di pietà popolare che si esercitano in Gimigliano e fuori per onorare
la Madonna di Porto
1. La festa della Madonna di
Porto si celebra il martedì successivo alla Pentecoste. In questo giorno
si fa la processione del Quadro Miracoloso da Gimigliano a Porto.
Alla festa solennissima si fa
precedere un sacro novenario con predica di un valente oratore, con preghiere
e funzioni speciali.
E’ usanza dei pellegrini raggiungere
Gimigliano e il santuario di Porto a piedi. I pellegrini passano l’intera
notte della vigilia nella Chiesa di Gimigliano e nel santuario.
Quando il Quadro Miracoloso
giunge nel “Vallone”, poco prima dell’ampio piazzale del Santuario, i
devoti raccolgono i sassolini del torrente che conservano come preziose
reliquie e attingono di quell’acqua che considerano come una medicina
miracolosa
Ogni cosa che tocca la Sacra
Immagine della Vergine acquista per i devoti una virtù taumaturgica
2. In preparazione alla festa,
nel Santuario di Porto, si compie la pia pratica dei Sette Martedì, che
s’inizia il martedì successivo alla S. Pasqua. In questi martedì, nel
Santuario, si celebrano parecchie SS. Messe con S. Comunione generale
dei pellegrini. Numerosi sono i pellegrinaggi sia di persone isolate,
sia di gruppi organizzati
3. Nel primo martedì di marzo
si celebra l’avvento o il Ritorno del Quadro Miracoloso per commemorare
il ritorno trionfale della Sacra Immagine nella sua Gimigliano, dopo il
miracolo avvenuto a Catanzaro, dov’era stata trasportata la Sacra Tela,
rubata dai Francesi. La venerata effige viene portata solennemente per
le vie del paese
4. Il martedì di ogni settimana
è giorno sacro alla Vergine di Porto. Al mattino nel santuario si celebra
la S. Messa con S. Comunione dei pellegrini e si finisce con le preghiere
alla Vergine ; alla sera, nella Chiesa di Gimigliano, ha sempre luogo
una funzione speciale con le preghiere alla Vergine
da “La Gran Madre di Dio” - Mons. Giuseppe
Pullano - 1944
|