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    Maria nel racconto della nascita di Gesù

di don Erminio Pinciroli

 
Narrandoci la nascita di Gesù, Luca parte da Roma, nel cuore dell'impero, presentandone la grandiosità nella persona di Cesare Augusto, che, con l'ordine del censimento, fatto sempre per motivi fiscali, è capace di mobilitare il mondo.
Ma dopo questa pennellata iniziale solenne e vivace, l'evangelista ci conduce in una piccola città di Giuda, Betlemme, una borgata di mille abitanti circa. Un passaggio sconcertante, se vogliamo, ma che ci aiuta subito a capire che i gusti di Dio ed il suo rivelarsi al mondo sono ben diversi da quelli degli uomini.
Luca ci fa entrare nella povertà di una grotta e ci pone subito senza indugio di fronte alla fragilità di un bambino. Il cuore della storia si sposta; non risiede nei palazzi di Roma Imperiale, ma in un Bambino che si presenta con uno stemma gentilizio tutto particolare, addirittura squallido, una mangiatoia.
Maria e Giuseppe, dopo aver fatto circa 150 chilometri di strada, avevano raggiunto Betlemme e, non avendo trovato spazio nell'albergo-caravanserraglio, si sono rifugiati nella prima grotta disponibile. Come si sarà trovata Maria? Certamente a suo agio perché Betlemme era la città di Davide ed il luogo previsto da Michea (5, 1-3) per la nascita del Messia; ma a disagio per tutto il resto. I progetti di Dio entrano sempre nella storia attraverso sentieri angusti; ed a coloro che dicono un sì incondizionato alla sua volontà talora rende difficile il cammino.
Avvolti da una luce insolita e mobilitati dall'annuncio dell'angelo, i pastori dei dintorni raggiungono la grotta. Non sono i proprietari dei greggi, ma i garzoni che vegliano le pecore durante la notte; disprezzati dai Farisei e ritenuti peccatori pubblici, perché impossibilitati a rispettare il sabato e per alcune devianze morali, ricevono dal cielo il privilegio di essere i primi chiamati accanto al Messia: egli è infatti venuto prima di tutto e soprattutto per salvare il suo popolo; priorità questa che non dobbiamo dimenticare.
Trovano Maria e Giuseppe ed il Bambino, adagiato nella mangiatoia. È la terza volta che questo termine "mangiatoia" ricorre nella narrazione lucana: l'evangelista vuole stampare nel Bambino di Betlemme e nella Chiesa un'identità da non dimenticare, quella di una gioiosa e, possibilmente elegante, povertà evangelica.
I pastori ritornano al loro consueto lavoro raccontando a tutti l'evento vissuto e suscitando in tutti la grazia dello stupore: la Chiesa nasce da questo gruppo di emarginati. Dentro il vasto Impero Romano con i suoi titoli di grandezza, i suoi poteri militari e le sue ricchezze, sottratte ai popoli sottomessi, nasce il Nuovo Israele, come piccola comunità che annuncia e glorifica il Signore. In questo evento di salvezza, Maria appare come colei che accoglie e dona al mondo il Messia, rivestito di fragile carne umana e come la donna del silenzio che custodisce e medita dentro il suo cuore tutto ciò che Dio le fa esperimentare.